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I Camuni

Intorno all' 8.000 a.C. gruppi di cacciatori penetrano in questa Valle, resa libera dal graduale scioglimento dei ghiacciai e la presenza umana in Valcamonica, già documentata in precedenza, si fa più costante: ne sono testimonianza alcuni siti e soprattutto le prime istoriazioni sulle rocce.
I primi uomini che arrivano in Val Camonica, formando piccole tribù e gruppi di abitazione, sono i Liguri e i Celti.
Essi portano la prima pastorizia, l'agricoltura e le prime lavorazione del ferro.
Ad essi si uniscono poi mercanti ed operai Umbri ed Etruschi, le conoscenze dei quali permettono di migliorare la metallurgia, la tecnica delle costruzioni e introducono l'alfabeto e la viticoltura.
Quando giungono in Val Camonica,i romani trovano già delle rocche edificate da cui i camuni scendevano al lago, spinti dalla necessità di vitto o per scambiare i loro prodotti, attrezzi di legno e metallo in cambio di biada, miglio, farro, vino e olio.
I Camuni sono ancora cacciatori, pastori, agricoltori e mercanti.
Amano rimanere isolati e non fraternizzano volentieri con le popolazioni limitrofe, rimanendo gelosissimi dei loro costumi e della loro indipendena.
Silio li vince e li sottomette a Roma nel 16 a. C.
Gli antichi confini del territorio abitato dai Camuni andavano da Sale Marasino e giungevano sino alla Val di Noce e all'alta Val dell'Adda, e tale viene riconosciuto dai romani che lo sottomettono alle dipendenze del Municipio di Brescia.
I Camuni però si ribellano a tale decisione e ottengono il Diritto Romano e l'autonomia di mandare a Roma i loro delegati per votare nei Comizi.
Il Foro civico della Repubblica Camuna fu Cividate, dotata di tribunale, acquedotto, basilica.

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