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LA CIVILTA’ EGIZIA

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I GEROGLIFICI

I SEGNI DELL'ALFABETO EGIZIO

Nella stele di Rosetta c’è un gruppo di segni scritti in una ellissi e ripetuto più volte: in tal modo si indicava il nome di un faraone.

Fu una successiva scoperta che diede modo a Champollion di fare un primo passo: nel 1815 furono rinvenuti nell’isola di File due piccoli obelischi;

erano una seconda Stele di Rosetta in quanto c’era il doppio testo geroglifico e greco e vi compariva il nome di Tolomeo accompagnato anche da quello di sua moglie Cleopatra III.

I nomi dei due sovrani erano macedoni, cioè stranieri ed era quindi impossibile che fossero indicati con simboli o ideogrammi, ma necessariamente dovevano essere scritti così come si pronunciavano.

Champollion aveva ragione: si trattava di lettere di un alfabeto.

Confrontando i due nomi, scoprì che ad uno stesso segno corrispondeva la medesima lettera.

Fu facile poi identificare gli altri segni: in questo modo Champollion trascrisse un alfabeto fonetico cioè segni che riproducevano il suono.

Questo alfabeto però veniva usato per nomi propri e concetti astratti.

I nomi concreti e i verbi avevano invece un ideogramma.

Tutto questo però non era sufficiente perché se veramente la scrittura geroglifica si fosse basata su questi due principi ci sarebbero voluti milioni e milioni di segni.

Infatti per indicare, ad esempio, il nome casa, gli antichi Egizi avevano un simbolo ben definito ma avrebbero avuto bisogno di altrettanti segni per indicare termini come palazzo, capanna, villa che, pur rappresentando anch’essi una dimora, hanno però caratteristiche completamente diverse.


Gli antichi scribi egiziani perciò inventarono un sistema basato su una mescolanza di segni ideografici e segni fonetici.

Ad esempio, gli antichi Egiziani avevano un simbolo per rappresentare e scrivere il nome ramo .

Il nome ramo contiene però le due consonanti R M, perciò gli scribi usavano questo simbolo anche per scrivere tutte le altre parole contenenti questa consonante.

Così orma veniva scritta in questo modo:

(che rappresenta le due consonanti R M) seguito dal simbolo di una zampa di animale .

Il disegno (R M) più rappresentava la parola orma.

C’era poi un altro problema: da dove cominciare a leggere?

Champollion scoprì che i segni dovevano essere letti dall’alto in basso e da destra o da sinistra: il verso giusto si capiva guardando le figurine che erano sempre rivolte verso l’inizio della riga.

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