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LA CIVILTA’ EGIZIA

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LA STORIA

L’ALBA DEI RE


Quando in Egitto iniziarono le grandi bonifiche, coloro che le dirigevano divennero dei capi con privilegi.
Infatti, tutti gli abitanti dei villaggi riconoscevano la loro utilità sociale.
Con il passare del tempo, però, i capi riuscirono a rendere ereditari questi privilegi. Hanno così avuto origine delle piccole monarchie dotate di un esercito e di un complesso burocratico formato da esattori, contabili, scrivani, tesorieri, sovrintendenti, capomastri e comandanti.

Tutti questi funzionari dovevano controllare che i sudditi versassero i tributi e coordinare i lavori necessari a rafforzare gli argini e a mantenere efficienti i canali di irrigazione.

La manodopera per questi lavori era fornita dai sudditi, obbligati a “versare”, oltre a un tributo in prodotti agricoli, anche giornate di lavoro gratuite.

In questo modo il monarca si appropriava di cereali che venivano prodotti in eccesso.

Il surplus agricolo era una ricchezza che poteva costituire merce di scambio oppure poteva essere usato per nutrire la manodopera impiegata per costruire opere monumentali.
Lo “Stato imprenditore” possedeva molti terreni, che erano la sua fonte di ricchezza.

In Egitto, prima del 3000 a.C., le guerre fra le città più potenti avevano portato alla formazione di due regni territoriali:
il Basso Egitto (delta del Nilo) e l’Alto Egitto (valle del fiume).

Il regno dell’Alto Egitto aveva la capitale a Hieracompolis e quello del Basso Egitto a Bouto.

Hieracompolis era il più importante insediamento nella valle del Nilo.
Si estendeva su una superficie di più di 3 Kmq: nella parte settentrionale della città c’erano i granai, il quartiere dei panettieri e le fabbriche di birra. A sud c’erano i laboratori artigianali dei vasai.

A dominare la città era un immenso sacrario, dedicato al dio Horus, il patrono dei re d’Egitto. Oltre ad essere il tempio più antico d’Egitto era anche il più grande. Il tempio ricordava la forma di un animale accovacciato. Fu costruito in legno di cedro importato dal Libano ed era decorato con stuoie multicolori.

Bouto era la rivale della capitale dell’Alto Egitto ed era situata in una delle ramificazioni del delta del Nilo.

Una tavoletta di ardesia risalente al 3100 a.C. testimonia che in questa data l’unificazione dei due regni era avvenuta ad opera di Narmher.
Sulla prima faccia della tavoletta è raffigurato Narmher con la corona dell’Alto Egitto (terminazione a Bulbo) e sta uccidendo un prigioniero di guerra. Sull’altra faccia, il faraone porta la corona del Basso Egitto e sta avanzando verso due file di prigionieri decapitati.

 

dalla corona dei singoli regni al simbolo dell'unificazione

Corona dell’Alto Egitto

Corona del Basso Egitto

Corona dell’Egitto unificato

 

La chiave per leggere la tavoletta di ardesia sta nelle corone: Narmher ne indossa due ben differenti, una con terminazione a bulbo dell’Alto Egitto, l’altra è ornata da una lingua ricurva. Le due corone unite sono il simbolo dell’Egitto unificato; chi le indossava era il re delle Due Terre.

Nel 1977, però, vennero riaperti gli scavi della necropoli di Abydo dove venivano sepolti i primi signori d’Egitto.

Ispezionando le tombe si scoprirono delle tavolette d’avorio le quali testimoniano che gli Egizi adoperavano la scrittura ancora prima dei Sumeri.
In queste tavolette si legge che il re riscuoteva le tasse dall’Alto e dal Basso Egitto: ciò significa che regnava un unico sovrano.
Questo testimonia che l’unificazione avvenne prima del 3100 a.C. e che, prima di Narmher, un’altra dinastia, detta Dinastia Zero, dominò l’Egitto unificato.

Narmer, che è ufficialmente riconosciuto come faraone dell’Egitto unificato, proveniva da una città in cui sorgeva il santuario di Horus, figlio di Osiride.

Per questo motivo Narmer fu considerato l’erede di Horus e adorato come un dio.

Anche i suoi discendenti furono considerati degli dei e vennero chiamati faraoni dal nome del palazzo di Menfi dove essi si stabilirono.

Menfi divenne così la capitale del regno unito.