Istituto Comprensivo "G.Rodari" - Home Page

sulla via della seta

 

Introduzione | Cos'è la seta | La storia della seta | Allevamento del baco da seta
Il lavoro nelle filande |Le filande a Rossano Veneto | I nonni in filanda | C'è posta per il sindaco

expo > i nonni in filanda

Ci siamo impegnati  a raccogliere delle testimonianze da parte di alcuni nostri nonni, sul  lavoro che facevano quando erano ragazzi. Ci hanno parlato di dove, come, quando, per quanto e se a loro piaceva lavorare. A tutti è rimasto ben impresso nella memoria il lavoro duro e faticoso svolto nelle filande dalle bambine e dalle ragazze.
"Nelle filande ho lavorato da quando ho finito la 2° elementare, fino a 20 anni, quando mi sono sposata "- racconta Giuseppina Milani -" Erano dei luoghi umidi, sporchi e afosi sia d'inverno che d'estate, nei quali molte ragazze si ammalavano, anche gravemente".

"Lavoravano circa 150 persone, tutte ragazze"- racconta Olinto Zampieron -" e ognuna doveva produrre circa 1 kg o 2 kg di seta al giorno."

"I bozzoli passavano  prima nelle mani delle  scoatine, che avevano il compito di immergerli nell'acqua  calda, per liberare il capofilo e passarlo alla mistra che li riuniva e li trasferiva  all'aspo" - racconta Olga Guarise-" Se si rompeva, il filo passava alle ingroppine che dovevano aggiustarlo. Le matasse tolte dall'aspo, erano trasferite su rocchetti che venivano passati al torcitoio o filatoio, detto anche mulino. Le matasse venivano selezionate in base alla loro qualità. A questo punto il filo era pronto.

Ma come vivevano le operaie?
Entravamo circa alle 7.00 ed uscivamo alle 12.00, per andare a mangiare; tornavamo circa all'13.30 ed uscivamo alle 17.30. Lavoravamo circa 8 o 9 ore al giorno."
"Le ragazze venivano sfruttate, e dovevano sottostare al volere del loro padrone." -ci riferisce ancora Olinto- "Se le ragazze si ribellavano, venivano punite e sospese dal lavoro per qualche giorno, senza naturalmente la propria paga."
"Anche chi sbagliava o ritardava il lavoro era punito: erano previste tutta una serie di multe per cui regolarmente la busta paga risultava decurtata"

"Dovevamo portare a casa i soldi ricavati, perché la famiglia ne aveva bisogno. Ci costringevano ad andare a lavorare, anche se solo per pochissimi soldi."- racconta Giuseppina.   

"Il primo mese di lavoro, ho preso 17 franchi. Non era molto ma ero contenta di lavorare: Però, dopo qualche mese il lavoro era diventato duro, ripetitivo e faticoso. Stando per ore con le mani nell'acqua calda, mi erano venute le piaghe, ma non potevo protestare, quello era l'unico lavoro che avevo!" -racconta tristemente Olga-" Così, quando è arrivata la guerra e ho dovuto smettere di lavorare, ho ringraziato il Signore per quello!"


Mia nonna ha lavorato nelle filande per ben otto anni. Ha cominciato a tredici anni, finita la quinta elementare ed ha smesso a ventuno poiché era riuscita a trovarsi un altro lavoro. La pagavano pochissimo, cinque lire al giorno, quando si occupava di spazzare.   
Ha spazzato per due anni, poi è diventata annodatrice e la pagavano sette lire al giorno. Dopo neanche due mesi, siccome era molto brava e laboriosa, è diventata la "mistra", e allora prendeva otto-nove lire.
C'erano sei bozzoli per ogni filo, e i fili erano tredici, quindi doveva essere sempre pronta per mettere un altro filo, così tutto il giorno. Lavorava nei periodi di maggio - giugno, cioè quando i bachi facevano il bozzolo.
Da "mistra" doveva tenere le mani sempre dentro l'acqua bollente, e il venerdì, le mani erano proprio " carne viva", allora usava una pomata dura che bruciava tantissimo. Certe volte, quando la pelle delle mani, cominciava a lacerarsi, le metteva  in acqua fredda per avere un po' di sollievo.
Lavorava la mattina dalle 7:30 alle 12:00, e al pomeriggio dalle 13.30 alle 18:00.
Dentro alle filande regnava il caldo e l'umidità, e mia nonna dice che è stata molto fortunata a non prendere malattie perché, quando uscivano dal lavoro, erano tutte sudate e dovevano tornare a casa a piedi; mia nonna fu fortunata anche in questo, perché la sua casa era poco più lontana dalla filanda. Le benestanti potevano permettersi di tornare a casa in bici.
Mi ha detto che chiamavano "gaete " i bozzoli e " bigato " il baco racchiuso nel bozzolo.
In ogni reparto delle filande c'era un assistente (come lo chiamavano loro) che le controllava di continuo, certe volte passava  anche il capofilanda e tutte, per la paura di una bacchettata, lavoravano intensamente.
Certe volte il capo metteva le mani dentro il pentolone di acqua per sentire se questa era veramente bollente, perché alcune volte le filandere mettevano l'acqua un po' meno calda per non scottarsi troppo le mani.
Quando dovevano andare al gabinetto, dovevano domandare ogni volta il permesso al capo.
Purtroppo anche il conteggio delle ore da pagare non era sempre corretto e giusto.


Il  ricordo dei nostri nonni è molto triste.
Noi, ragazzi del 2000, ci rendiamo conto che siamo molto fortunati ad avere una famiglia ed una scuola che ci forniscono una cultura.
Siamo anche fortunati però, ad avere dei nonni che ci ricordano i loro tempi passati e ci testimoniano la loro esperienza, certo non facile.