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L'ISOLA FERDINANDEA

a cura di Erica Brion, Lucia Berton, Massimo Lando, Andrea Stragliotto


Isola Ferdinandea

L'ultima eruzione è del 1831. E' un vulcano sottomarino posto nel braccio di mare che divide Sciacca da Pantelleria che, esplodendo, causerebbe un maremoto.
E' controllato costantemente.


L'isola Ferdinandea potrebbe emergere da un momento all'altro dalle acque siciliane.


E' quanto sostiene Marco Merola sul Venerdì di Repubblica di oggi:

[...]


La speranza e' di poter assistere in diretta alla riemersione della Ferdinandea.
Un evento verificatosi per l'ultima volta nel 1831, quando l'isola mise il suo naso rovente fuori dall'acqua per appena 5 mesi.
A bordo della motovedetta Mazzinghi della Capitaneria di Porto di Palermo, insieme al sub della Lega Navale di Sciacca, oggi ci sono inglesi e francesi, alcuni dei quali, sfidando l'ira dei siciliani, hanno portato con se' i loro vessilli nazionali da piantare sul cono sommerso: quasi a voler ripetere le gesta dei loro antenati, che avevano scatenato una mai risolta bagarre diplomatica per imporre il proprio dominio su questo pezzetto di terra e sabbia infuocate.

La Ferdinandea e' un mito tornato di attualita', da quando Enzo Boschi, direttore dell'Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), ne ha pronosticato l'imminente ricomparsa.

In realta', oggi sulla Ferdinandea (o Graham, come la chiamo' l'ammiraglio inglese Senhouse, in onore di Sir Graham, primo Lord dell'ammiraglio inglese, o ancora Julie, vezzoso nome datole da due studiosi francesi, in omaggio al mese della sua apparizione, luglio) non si fanno molti controlli: l'unico sismografo della zona (collocato a Pantelleria dall'Istituto Ettore Maiorana di Erice) e' ormai fuori uso.


[...]


Ma come sta davvero la Ferdinandea? E cosa succederebbe nel caso decidesse di svegliarsi?

Qualcosa di molto simile, pare, a quello che e' successo a Stromboli.

Per essere certi della ripresa dell'attivita' vulcanica dovremmo registrare:
i tipici "sciami" di scosse sismiche,
l'aumento dell'attivita' gassosa
e la mutata composizione chimica della lava.

Ma questi segnali devono manifestarsi contemporaneamente, dice Silvio Rotolo, un ricercatore dell'Universita' di Palermo che sta studiando proprio le rocce basaltiche provenienti dall'atollo sommerso.
Finora a Ferdinandea non e' stato registrato nulla di tutto questo.


E il fatto che l'isola stia risalendo (negli ultimi tre anni e' passata da -8 metri di profondita' a -5,70) non rientra tra i parametri-spia.

In ogni caso, se la Ferdinandea emettesse anche una sola goccia di magma succederebbe il pandemonio.
Tutto sotto controllo, dunque.

 

Ma l'isola cara a Re Ferdinando II di  Borbone, resta pericolosa, ancorata com'e' a 190 metri di profondita', proprio al di sotto del braccio di mare che separa Sciacca da Pantelleria.


Sono venti milioni di anni che tutta la zona e' sottoposta a grandi tensioni, dovute al continuo scontro tra due grandi placche continentali, quella nordafricana e quella euroasiatica, che proprio nel canale di Sicilia hanno la loro cerniera, dice Rotolo.


In quel punto la crosta terrestre e' molto sottile e favorisce la fuoriuscita di magmi.

La Ferdinandea, poi, si trova proprio in corrispondenza di una spaccatura della crosta, attraverso la quale il magma risale dal mantello, e da li' pesca  lava, attraverso un canale lungo circa 25 chilometri.

Inoltre, al contrario dell'Etna, non c'e' una camera in cui il magma si accumula prima dell'eruzione.


[...]


Dopo l'Etna e lo Stromboli potrebbe essere la volta della Ferdinandea.
E c'e' gia' chi, vista  l'aria che tira, pensa di tenere sotto stretta sorveglianza anche il Marsili, una montagna
sottomarina alta 3000 metri, a meta' strada tra Cefalu' e Salerno
.
E' il piu' grande vulcano d'Europa e il suo risveglio potrebbe provocare un'onda anomala dagli esiti catastrofici su tutto il Tirreno.

Marco Merola, sta in Il Venerdi di Repubblica, 10 gennaio 2002